Nosotras

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Dire&Fare 2016

Una giornata di confronto a tutto tondo sui temi dell'immigrazione per riflettere sulle misure operative e sulle azioni concrete da intraprendere per affrontare le nuove sfide emerse negli ultimi anni. E' il tema dell'incontro organizzato da Anci Toscana nel quadro di Dire&Fare che apre i lavori l'8 luglio alle 9 al Fuligno.
Esperti, amministratori e portatori di interesse sono chiamati a confrontarsi in quattro tavoli tematici paralleli. Dopo una breve introduzione, un coordinatore e un facilitatore aiuteranno nella produzione delle sintesi che saranno presentate successivamente in plenaria. I temi affrontati riguarderanno la protezione internazionale e il sistema dello Sprar, i minori stranieri non accompagnati, il rapporto tra innovazione e immigrazione, il settore dell'integrazione, accoglienza e cooperazione a cui interverremo come associazione. Sarà una riflessione sulle buone pratiche nelle politiche dell'integrazione e accoglienza promosse ai vari livelli istituzionali.

 

No more MGF

Al di là del sacro è il titolo dell'incontro organizzato a Livorno, nella Fortezza Vecchia. Appuntamento alle 20 per parlare di MGF, rituali e corpo femminile. Per Nosotras parteciperà la nostra Gloria Bimbi Okhomina. Ad ospitarci il Cesdi e sarà la sua presidente, Sharazad Al Basha ad introdurre l'incontro al quale parteciperanno la consigliera di parità, Cristina Cerrai, l'assessora di Livorno Ina Dhimjini, Frank Awani della comunità nigeriana, Farhia Adid dell'associazione Punto di Partenza, Osama Tawfik della comunità egiziana, Silvana Moroni di amnesty International Toscana. A moderare Arianna Obinu. Dalle 21,30 seguiranno danze orientali con la compagnia Karabà.
Appuntamento il 1 luglio in Fortezza Vecchia a Livorno dalle ore 20.

Sostieni anche tu il lavoro di Nosotras. Come? Tesserandoti e diventando socia/o di Nosotras. La nostra associazione ha una storia lunga di dialogo interculturale, è un luogo unico di confronto e crescita dove un futuro multiculturale esiste già nell'oggi, ora. Ma è anche uno spazio di rivendicazione dei diritti di chi è più debole ed ha meno possibilità di accesso alle informazioni e alla conoscenza dei servizi del territorio. Gestiamo una serie di servizi gratuiti e autofinanziati come sportelli di ascolto e consulenza per la tutela legale, il supporto psicologico, il sostegno alla ricerca di nuove opportunità di lavoro. Ci occupiamo di sostegno all'insegnamento della lingua madre e di contrasto alle mutilazioni genitali femminili (Castitatis Cingulum). Tutti servizi offerti gratuitamente. Gestiamo anche case di accoglienza per donne, con i loro figli, in difficoltà dove poter sviluppare, per ognuna, un progetto di empowerment. Portiamo avanti progetti di cooperazione internazionale e di formazione.
Se vuoi entrare a fare parte del Nosotras mondo puoi tesserarti e per farlo è sufficiente passare in associazione, in via Faenza 103, tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17.
Vi aspettiamo!

#WithRefugees

Il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che da oltre dieci anni ha come obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla condizione, spesso sconosciuta ai più, di questa particolare categoria di migranti.
Con la Giornata Mondiale del Rifugiato l’UNHCR vuole invitare il pubblico ad una riflessione sui milioni di rifugiati e richiedenti asilo che, costretti a fuggire da guerre e violenze, lasciano i propri affetti, la propria casa e tutto ciò che un tempo era parte della loro vita. E soprattutto non dimenticare mai che dietro ognuno di loro c’è una storia che merita di essere ascoltata.
In questa giornata a Firenze l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati organizza un concerto all'Arena del Visarno.
#WITHREFUGEES è una maratona musicale per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di oltre 60 milioni di rifugiati in tutto il mondo. A livello globale, una persona ogni 122 è oggi attualmente un rifugiato, uno sfollato interno o un richiedente asilo.
Marlene Kuntz, Ministri, Il Teatro degli Orrori, IoSonoUnCane, Paolo Benvegnù, Piotta, Mau Mau, Selton, Sandro Joyeux, Verano, C+C=Maxigross, General Stratocuster & The Marshals e Cosmo. Sono questi gli artisti che hanno risposto positivamente alla chiamata dell’UNHCR e che si alterneranno sul palco della Visarno Arena a partire dalle ore 17.30. con la presenza straordinaria di Noah Stewart e Sacha Puttnam che si esibiranno in una versione inedita di “You’ll never walk alone”.
Durante il concerto avremo l’occasione di ascoltare sia le storie di chi è stato costretto a fuggire a causa di guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani, sia alcune delle tante esperienze di buona accoglienza e integrazione presenti in tutta Italia.
Ma soprattutto il concerto #WITHREFUGEES vuole essere una giornata di festa e di partecipazione, per dare un forte segnale di solidarietà a tutti i rifugiati e anche per ricordare coloro che hanno perso la vita in mare alla ricerca di protezione e sicurezza.

È ora di dire basta!

Gemma - Marina - Katia - Bonaria – Ashley - Nadia - Nelly - Gloria - Isabella - Patrizia - Nerina - Anna - Luana - Marinella - Mirella - Larisa - Anna Maria - Rodica - Maria - Gisella - Mariana - Mirella - Laura - Rosa - Sabina - Monica - Franca - Monia - Liliana M. - Liliana B. - Emilia - Assunta - Annalisa - Slavica - Mariangela - Michela - Natalia – Deborah Desiree - Anna - Sara - Maria Teresa – Kamaljit – Federica - Michela – Alessandra -  Angelina.

 

47 nomi.  

47 donne, ciascuna con la propria storia di violenza e … di morte.

Loro hanno pagato il prezzo più alto che si poteva pagare per avere difeso la libertà di essere individuo e non un oggetto.  

Il colpevole per la  loro morte non è uno sconosciuto, un maniaco incontrato per caso ma un partner, ex partner o familiare a loro legato che avrebbe dovuto amarle.

 

​La violenza di genere rappresenta un problema strutturale della società che nonostante le lotte femministe dell' ultimo secolo continua ad essere di stampo patriarcale.

E il genere, lo sappiamo, conta. Conta in tutto il mondo, senza distinzione di razza e religione. Il femminicidio rappresenta l' estrema conseguenza della disparità di genere presente nel mondo.

Ma perché è stata necessaria l’introduzione di una nuova parola, femminicidio, per un crimine che alla fine è “un omicidio come un altro”? Semplicemente perché non è un omicidio come un altro.

Dietro alla lunga catena senza fine di donne uccise in quanto donne c’è un grande movente, un nemico che si nasconde in ogni tipo di cultura e società: è l’atteggiamento culturale dominante che considera una moglie, compagna, fidanzata, figlia, sorella  come “qualcosa” da possedere e non “qualcuno” con pari diritti e dignità.

Il termine femminicidio è stato utilizzato per la prima volta nel 1801 in un libro satirico pubblicato in Inghilterra per indicare genericamente "l'uccisione di una donna" come la condotta di un uomo che induce una donna a perdere la propria illibatezza, paragonandolo a un omicida. Inizialmente non c’era alcun riferimento alla violenza di genere come movente.

Successivamente, il termine femicide fu usato come opposto ad homicide, che identificava l'uccisione di un essere di sesso maschile.

Fonti legali indicano che il 1848 è l'anno in cui l'uccisione di una donna divenne un reato giuridicamente perseguibile nel Regno Unito.

Nel 1990,  ad opera della docente femminista di Studi Culturali Americani Jane Caputi e dalla criminologa Diana Russell,  abbiamo la prima citazione del termine nella sua accezione moderna, intesa come "uccisione di una donna da parte di un uomo per motivi di odio, disprezzo, piacere o senso di possesso delle donne".

Nel 1992 la Russel identifica il “femmicidio come categoria criminologica vera e propria: una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna «perché donna».

Marcela Lagarde (antropologa e femminista latinoamericana),  tra le prime teorizzatrici del concetto di femminicidio, ha scritto nel 1997:

« Il femminicidio implica norme coercitive, politiche predatorie e modi di convivenza alienanti che, nel loro insieme, costituiscono l'oppressione di genere, e nella loro realizzazione radicale conducono alla eliminazione materiale e simbolica delle donne e al controllo del resto. Per fare in modo che il femminicidio si compia nonostante venga riconosciuto socialmente e senza perciò provocare l'ira sociale, fosse anche della sola maggioranza delle donne, esso richiede una complicità ed un consenso che accetti come validi molteplici principi concatenati tra loro: interpretare i danni subiti dalle donne come se non fossero tali, distorcerne le cause e motivazioni, negarne le conseguenze. Tutto ciò avviene per sottrarre la violenza contro le donne alle sanzioni etiche, giuridiche e giudiziali che invece colpiscono altre forme di violenza, per esonerare chi esegue materialmente la violenza e per lasciare le donne senza ragioni, senza parola, e senza gli strumenti per rimuovere tale violenza. Nel femminicidio c'è volontà, ci sono decisioni e ci sono responsabilità sociali e individuali. »

Il termine è stato poi ripreso da studi di diritto, sociologia, antropologia, criminologia ed è stato  utilizzato negli appelli internazionali lanciati, nel 1993, dalle madri delle ragazze scomparse (4.500) e delle ragazze (tra le 700 e 900)  uccise in quell’anno a Ciudad Juárez (Messico).

​Era l' 8 marzo del  1993 che, l’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan  affermava: "La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. Essa non conosce confini né geografia, cultura o ricchezza. Fintanto che continuerà, non potremo pretendere di aver compiuto dei reali progressi verso l' uguaglianza, lo sviluppo e la pace".

​Gli anni passano ed il problema rimane, il fenomeno subisce modifiche e si evolve con l’evolversi dei contesti sociali ed istituzionali in cui si inserisce, ma la violenza di genere continua a non essere combattuta efficacemente.

​L' 8 marzo 2011 Ban Ki-Mooon, attuale Segretario Generale dell' ONU, ribadisce: "Donne e bambine continuano a subire discriminazioni e violenze inaccettabili, spesso per mano del compagno o di parenti. In casa e a scuola, al lavoro e nella comunità, essere donna vuol dire troppo spesso essere vulnerabile”.

​Per combattere il fenomeno della violenza sulle donne si deve partire da un' analisi più profonda della società.

​Per arrivare ad un cambiamento nella società è necessario che la lotta alla violenza sulle donne acquisti una maggiore legittimità sociale, non solo a livello teorico ma anche a livello pratico quotidiano.

Spesso le violenze compiute sulle donne, specie se all' interno di relazioni familiari ed affettive, non sono prese in considerazione in quanto problema sociale, ma piuttosto viste come problema privato delle singole situazioni, entro le quali non è possibile entrare.

Nel 2006 il Dipartimento per le Pari Opportunità, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha attivato il numero di pubblica utilità 1522, attivo 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno, per l'emersione e il contrasto del fenomeno della violenza intra ed extra familiare a danno delle donne.

Il numero presenta un'accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo.

Dal  2009, con l’entrata in vigore della L.38 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori", il numero 1522 è utilizzato come azione di sostegno anche nei confronti delle vittime di stalking.

Un ulteriore strumento per il contrasto alla violenza contro le donne è stato messo a disposizione dalla Commissione Europa l’11 maggio 2011 con la “Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica” nota come “Convenzione di Istanbul”. 

La Convenzione ha l'obiettivo di:

  • proteggere le donne da ogni forma di violenza e prevenire, perseguire ed eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica;
  • contribuire ad eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne e promuovere la concreta parità tra i sessi;
  • predisporre un quadro globale di politiche e di misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le vittime di violenza contro le donne e di violenza domestica;
  • promuovere la cooperazione internazionale al fine di eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica;
  • sostenere e assistere le organizzazioni e le autorità incaricate dell'applicazione della legge in modo che possano collaborare efficacemente, al fine di adottare un approccio integrato per l'eliminazione della violenza contro le donne e la violenza domestica..

Il documento è  stato firmato da 32 paesi. Il primo paese a ratificare la Convenzione è la Turchia nel 2012.

Nel 2015 hanno ratificato: Albania, Portogallo, Montenegro, Moldavia, Bosnia-Erzegovina, Austria, Serbia, Andorra, Danimarca, Francia, Finlandia, Spagna, Svezia.

In Italia il documento è in vigore dal 1 agosto 2014.

Nonostante il numero verde e nonostante la Convenzione di Istanbul, le denunce per i casi di violenza sono ancora basse.

I numeri dei femminicidi negli ultimi 5 anni sono elevati:

2012  127 donne

2013  138 donne

2014  110 donne

2015  116 donne

2016  47 donne (primi 6 mesi)

 

È ora di dire basta! È ora di agire!

Concordiamo con le parole della Presidentessa della Camera Laura Boldrini quando afferma che "c’è un'escalation di violenza che non può essere considerata normalità e con la quale non possiamo convivere".

Siamo d’accordo con la ministra Maria Elena Boschi, che ha da poco la delega alle Pari Opportunità, sul fatto che serva un lavoro su più fronti, servano più finanziamenti per il contrasto alla violenza di genere e potenziamenti ai centri antiviolenza e delle case rifugio sul territorio nazionale.

 

Facciamo nostro il pensiero di Chimamanda Ngozi Adichie secondo cui “dobbiamo modificare gli insegnamenti per i nostri figli e le nostre figlie.”

Dobbiamo insegnare alle nostre figlie che non devono sminuire i loro successi, che possono avere dei riconoscimenti, anche economici, superiori a quelli del loro compagno/marito senza sentirsi “in colpa”. Che possono avere i muscoli senza sentirsi definire “poco femminili”.

Che godono di pari diritti e opportunità!

Dobbiamo insegnare ai nostri figli che i successi delle loro compagne/mogli non sminuiranno il loro “essere maschio”. Insegniamo loro che non devono essere sempre “duri e virili”, ma che possono mostrare le loro debolezze senza essere indicati come “femminucce”.

Che godono di pari diritti e opportunità!

Insegniamo loro, e cerchiamo di impararlo anche noi, che essere donna o essere uomo, non corrisponde ad una discriminazione ma ad una ricchezza che conduce ad una piena e sana evoluzione del vivere comune, che conduce ad un pieno riconoscimento e godimento di diritti ed opportunità e che pone definitivamente fine al femminicidio.

OLTRE il MARE

"La tutela giuridica dei richiedenti protezione internazionale: tra cambiamenti normativi e scenari internazionali": è questo il titolo dell'incontro organizzato alal Casa delle Culture di Arezzo per il 17 giugno in occasione della Giornata Internazionale dei Rifugiati. La Convenzione di Ginevra, siglata nel 1951, ha definito lo status di rifugiato, e l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito con la risoluzione n. 55/76 del 4 dicembre 2000 la Giornata Mondiale del Rifugiato (GMdR) che, prima di allora, era celebrata solo in alcuni Paesi africani.

Nel 2001 l’Organizzazione per l’Unità Africana (OUA) ha accettato che la giornata mondiale coincidesse con quella africana, stabilita per il 20 giugno. Da allora in tutto il mondo sono cresciute sempre più le occasioni per celebrare questa ricorrenza e oggi sono decine e decine le iniziative territoriali realizzate anche in Italia. La Giornata Mondiale del Rifugiato (GMDR) è un’occasione per comunicare e diffondere il diritto di asilo, le esperienze territoriali di accoglienza dei progetti Sprar e le storie e la condizione in Italia di richiedenti e titolari di protezione internazionale verso una nuova narrazione dell’accoglienza lontana da luoghi comuni e stereotipi. La GMDR fornisce l’opportunità di realizzare iniziative di formazione, informazione e sensibilizzazione, contestualizzando le attività che si svolgono nella propria città in una dimensione nazionale e mondiale al tempo stesso.
Ed è in questo contesto che ad Arezzo è stato orgnizzato un incontro per la mattina del 17 giugno dedicato al quadro della situazione attuale in Toscana.

Programma del 17 giugno

Ore 9.30 Registrazione partecipanti
Ore 10.00 Saluti Istituzionali
Alessandro Ghinelli - Sindaco Comune di Arezzo
Eleonora Ducci - Vice Presidente Provincia di Arezzo
Alessandra Guidi - Prefetto di Arezzo
Vittorio Bugli - Assessore Regione Toscana

Ore 10.30 Inizio dibattito
Introduce Simone Ferretti – Responsabile Immigrazione Arci Toscana
Laura Cantarini - UNHCR
“Gli indirizzi europei per la gestione e l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale”
Filippo Miraglia - Vice Presidente Nazionale Arci
“L’introduzione degli hotspot tra prassi di respingimenti e trattenimenti”
Alessandro Bechini - Oxfam Italia
Presentazione del Rapporto “Hotspot: il diritto negato”
“La tutela giuridica dei richiedenti protezione internazionale: accordi UE e Turchia, il concetto di Paese
Terzo Sicuro” a cura di ASGI
“MGF Mutilazioni Genitali Femminili e status di rifugiata” a cura di Nosotras Onlus

Interventi di:
Daniela Di Capua - Direttrice Servizio Centrale Sprar
Matteo Biffoni - Responsabile Immigrazione Anci Nazionale
Mario Morcone - Capo Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno

Ore 13.30 Chiusura dibattito
Inaugurazione mostra fotografica e piccolo buffet realizzato dagli ospiti dei progetti di accoglienza

Si ringrazia per la collaborazione: Provincia di Arezzo, Prefettura di Arezzo, UNHCR, ASGI, Casa delle
Culture, Associazione Nosotras Onlus, Associazione Segni Concreti e tutti i soggetti partner del Progetto
SPRAR Arezzo

 

 

Chiusura uffici

Segnaliamo a tutti i nostri contatti che gli uffici dell'Associazione Nosotras saranno chiusi dal 1° al 6 giugno 2016.
Per comunicazioni urgenti scriveteci a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Castitatis Cingulum nasce a Firenze con “Florence for Women”, alla sua II edizione nel 2015, con il proposito di connettere impresa e sociale per promuovere progetti concreti contro ogni forma di violenza sulle donne e di genere.

F4W grazie all'Assessorato al Welfare e al Sindaco di Firenze D. Nardella, ha dato avvio alla prima start up in collaborazione stretta con Nosotras Onlus, per la campagna ExEx (EX Exciseuses) contro ogni forma di violenza, contro le mutilazioni genitali femminili (MGF).

Il progetto CASTITATIS CINGULUM è stato poi presentato al Senato della Repubblica lo scorso 3 febbraio in occasione della “Giornata mondiale contro le MGF” durante la quale Nosotras Onlus ha presentato la campagna di sensibilizzazione  collegata al progetto “Stop violenza sulle donne/Stop MGF/Castitatis Cingulum per ExEx”.

Il lavoro è proseguito ed ha visto il  prezioso sostegno di Es’Givien,  Luisa via Roma, nello start up in esclusiva, e il supporto del Comune di Firenze, con l’Assessore al Welfare Sara Funaro.

Il primo appuntamento si è svolto lo scorso 4 Maggio presso Moijejoue di Firenze. 

Eccoci ora al secondo appuntamento: 29 maggio 2016 con un'apertura straordinaria dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19 con  Rossella e Chiara di “Confezioni Montibeller”  Corso Ausugum, 48 a Borgo Valsugana (Tn).

Dalle ore 16.00 verrà offerto un aperitivo e Dj Set.  

"Il nostro negozio - ci racconta Rossella - è un punto di riferimento per chi, nella nostra zona, è alla ricerca di nuovi stili, nuove tendenze moda rigorosamente fatte in Italia. Vantiamo l'esperienza di una famiglia che dal commercio dei tessuti nel tempo ha saputo ricrearsi, passando dalle grandi marche per scoprire oggi stilisti emergenti con linee innovative e particolari, nei modelli come nei tessuti. Siamo sempre alla ricerca di artigiani della moda per proporre creatività e valore di ciò che si indossa.

Con tutta la passione che abbiamo dentro, guardiamo fuori, alle tendenze internazionali. Ma il made in Italy rimane la nostra religione. Per noi non è importante presentare una capo di una particolare marca ma proporre alla nostra clientela una selezione tra una vasta offerta di stili, identità, tendenze di quanto di meglio si riesce a trovare sul mercato, avvicinando studio e linee affermate a nuovi e originali proposte per il vestire di ogni occasione.

Un percorso di ricerca per scoprire il Made in Italy! Per essere l'espressione di quello stile italiano capace di fare la differenza”

Ed è sul terreno comune dello stile italiano che Nosotras Onlus e Confezioni Montibeller si incontrano e decidono di unire le forze per presentare  “Castitatis Cingulum” il primo progetto/oggetto che connette Made in Italy e sociale e unisce le “donne da tutto il mondo” offrendo,  ad ognuna di loro, una possibilità di riscatto per portare un contributo concreto a sostegno di tematiche importanti come la violenza, le Mutilazioni genitali femminili, contrasto ad ogni forma di discriminazione favorendo lo sviluppo, la formazione e il sostegno individuale, familiare e sociale.

Castitatis Cingulum - dal latino Cintura di Castità - nasce per veicolare, attraverso un oggetto, apparentemente frivolo come un anello, un messaggio intrinseco contro ogni forma di violenza.

Castitatis Cingulum, icona simbolica nell’immaginario collettivo di violenza e sottomissione della donna, viene ora ripreso e stravolto nell’uso e nel significato, diventando un anello, per uomo e per donna, che “è solo per amore” (come si intravede attraverso la fessura/cintura di castità intagliata nell’anello).

Festa di fine anno scolastico

 

Tifawin è il nome della scuola di madre lingua araba promossa dall'associazione Nosotras Onlus nei comuni di Scandicci e Firenze. Anche quest'anno saranno una quarantina i bambini e i ragazzi che riceveranno un attestato di partecipazione e animeranno la giornata di festa a conclusione dell'anno scolastico.

Parlare la lingua di origine dei genitori è un elemento importante per aiutare le seconde generazioni a costruirsi una relazione affettiva forte, e consolidata, oltre che un validissimo ulteriore strumento di conoscenza che può essere di aiuto per affrontare le sfide di una vita sempre più multiculturale.

Il 28 maggio, presso la sede di Nosotras in via Faenza 103, dalle 15 alle 17, l'incontro di fine anno con le famiglie e gli studenti per la consegna degli attestati ma anche per ascoltare i bambini e i ragazzi recitare poesie, leggere testi in arabo e ballare sulle note della musica egiziana grazie alla partecipazione degli amici dell'associazione El Haiat.

Insieme anche i partecipanti degli incontri di accompagnamento alla lingua italiana, organizzati dall'associazione due volte a settimana presso la nostra sede, per principianti e per analfabeti nella lingua di origine: donne e uomini arrivati da poco nel nostro paese provenienti da Mali, Senegal, Marocco, Albania, Bulgaria, Ucraina, India.

 

Vi aspettiamo!

No stereotype day

Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione
o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano a odiare, e se possono imparare a
odiare, possono anche imparare ad amare, perché l'amore, per il cuore umano, è più naturale
dell'odio”  Nelson Mandela

A tutela della multiculturalità, della diversità e della varietà del genere umano, l' Associazione Iparticipate propone un flash mob contro gli stereotipi. Anche l'associazione Nosotras aderisce all'iniziativa di domani pomeriggio, 21 maggio, ore 18, in Piazza della Repubblica a Firenze.
Insieme per dire No agli stereotipi, SI' alla multiculturalità, diversità varietà del genere umano.

Altre informazioni da questa pagina FB

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