Tolleranza ZERO

Ancora insieme per il contrasto delle MGF. E' dal 2014, dall'appuntamento ‘Florence for Women’ del 25 novembre di quell'anno, che tra ES'GIVIEN - brand emergente nel fashion world con una guida tutta femminile - e Nosotras Onlus - associazione interculturale che dal 2004 si occupa della tematica - è nato un sodalizio finalizzato al contrasto dei fenomeni di violenza e violazione su donne e bambine tra cui le mutilazioni genitali femminili (MGF).

In occasione della Giornata Internazionale contro le MGF, ‘Giornata Mondiale Zero Tolleranza’, ES’GIVIEN e la sua fondatrice, la Psicologa Vivilla Zampini, ora Neo-Presidente di CNA Impresa Donna Firenze, hanno deciso di tornare a dare il proprio contributo ad una storica campagna di Nosotras Onlus: ExEx, una raccolta fondi per progetti di microcredito rivolti alle ex mutilatrici (ex exciseuses) che hanno finalmente abbandonato la pratica, ossia ‘hanno lasciato definitivamente il coltello’ .
Da anni ES’GIVIEN con la sua startup ilfashionbelloebuono, porta avanti iniziative concrete sul tema. ‘Crediamo, dice Vivilla Zampini, che oggi si debba uscire dal proprio ‘territorio’ per abbracciare e portare un contributo nel mondo e nello specifico nel sociale. Ed essendo ES’GIVIEN un’azienda interamente al femminile, vogliamo fare qualcosa a favore delle tematiche che riguardano le donne. Da qui il nostro impegno.’
Conclude Vivilla Zampini: “ Per questo 6 febbraio _ Giornata Zero Tolleranza _ abbiamo creato una Capsule Collection, ES’GIVIEN-mini, per mum&daughter, il cui ricavato - del KapoK - verrà devoluto alle campagne di NOSOTRAS Onlus contro le MGF e tutte le forme di violenza e violazione su donne e bambine.”

"Nosotras Onlus è associazione antenna del Comitato Interafricano contro le mutilazioni genitali femminili e le pratiche nefaste - dice la Presidente dell'Associazione Laila Abi Ahmed - e quest'anno il tema della giornata vuole mettere in luce tutte le relazioni che servono per contrastare il fenomeno: da quelle istituzionali e politiche a quelle delle associazioni civili. Noi proseguiamo il nostro impegno per promuovere una cultura di contrasto e prevenzione del fenomeno e continueremo a lavorare con le associazioni sorelle, in Africa, che da trenta anni portano avanti questa battaglia. Ad agosto del 2017 siamo tornate, con una missione, a confrontarci con la nostra associazione sorella in Niger, il Coniprat, per verificare lo status dei progetti di microcredito e raccogliere le istanze che arrivano da questo paese che solo per i fatti legati ai flussi migratori oggi, in Italia, trova spazio sulle pagine dei giornali. Abbiamo trovato uomini e donne impegnati davvero nel contrasto del fenomeno e rilevato come i progetti di microcredito siano veramente dei volani di cambiamento ed emancipazione. La strenua caparbietà di questi pionieri, nonostante le criticità del paese, è per noi uno stimolo importantissimo per proseguire le nostre campagne di advocacy perché più, mai più, nessuna bambina venga sottoposta a questa pratica. Per porre fine al fenomeno serve però l'impegno di tutti, nei paesi di origine, nelle diaspore, da parte delle istituzioni e delle organizzazioni e associazioni perché mettere la parola fine al fenomeno è una decisione politica."

È ora di dire basta!

Gemma - Marina - Katia - Bonaria – Ashley - Nadia - Nelly - Gloria - Isabella - Patrizia - Nerina - Anna - Luana - Marinella - Mirella - Larisa - Anna Maria - Rodica - Maria - Gisella - Mariana - Mirella - Laura - Rosa - Sabina - Monica - Franca - Monia - Liliana M. - Liliana B. - Emilia - Assunta - Annalisa - Slavica - Mariangela - Michela - Natalia – Deborah Desiree - Anna - Sara - Maria Teresa – Kamaljit – Federica - Michela – Alessandra -  Angelina.

 

47 nomi.  

47 donne, ciascuna con la propria storia di violenza e … di morte.

Loro hanno pagato il prezzo più alto che si poteva pagare per avere difeso la libertà di essere individuo e non un oggetto.  

Il colpevole per la  loro morte non è uno sconosciuto, un maniaco incontrato per caso ma un partner, ex partner o familiare a loro legato che avrebbe dovuto amarle.

 

​La violenza di genere rappresenta un problema strutturale della società che nonostante le lotte femministe dell' ultimo secolo continua ad essere di stampo patriarcale.

E il genere, lo sappiamo, conta. Conta in tutto il mondo, senza distinzione di razza e religione. Il femminicidio rappresenta l' estrema conseguenza della disparità di genere presente nel mondo.

Ma perché è stata necessaria l’introduzione di una nuova parola, femminicidio, per un crimine che alla fine è “un omicidio come un altro”? Semplicemente perché non è un omicidio come un altro.

Dietro alla lunga catena senza fine di donne uccise in quanto donne c’è un grande movente, un nemico che si nasconde in ogni tipo di cultura e società: è l’atteggiamento culturale dominante che considera una moglie, compagna, fidanzata, figlia, sorella  come “qualcosa” da possedere e non “qualcuno” con pari diritti e dignità.

Il termine femminicidio è stato utilizzato per la prima volta nel 1801 in un libro satirico pubblicato in Inghilterra per indicare genericamente "l'uccisione di una donna" come la condotta di un uomo che induce una donna a perdere la propria illibatezza, paragonandolo a un omicida. Inizialmente non c’era alcun riferimento alla violenza di genere come movente.

Successivamente, il termine femicide fu usato come opposto ad homicide, che identificava l'uccisione di un essere di sesso maschile.

Fonti legali indicano che il 1848 è l'anno in cui l'uccisione di una donna divenne un reato giuridicamente perseguibile nel Regno Unito.

Nel 1990,  ad opera della docente femminista di Studi Culturali Americani Jane Caputi e dalla criminologa Diana Russell,  abbiamo la prima citazione del termine nella sua accezione moderna, intesa come "uccisione di una donna da parte di un uomo per motivi di odio, disprezzo, piacere o senso di possesso delle donne".

Nel 1992 la Russel identifica il “femmicidio come categoria criminologica vera e propria: una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna «perché donna».

Marcela Lagarde (antropologa e femminista latinoamericana),  tra le prime teorizzatrici del concetto di femminicidio, ha scritto nel 1997:

« Il femminicidio implica norme coercitive, politiche predatorie e modi di convivenza alienanti che, nel loro insieme, costituiscono l'oppressione di genere, e nella loro realizzazione radicale conducono alla eliminazione materiale e simbolica delle donne e al controllo del resto. Per fare in modo che il femminicidio si compia nonostante venga riconosciuto socialmente e senza perciò provocare l'ira sociale, fosse anche della sola maggioranza delle donne, esso richiede una complicità ed un consenso che accetti come validi molteplici principi concatenati tra loro: interpretare i danni subiti dalle donne come se non fossero tali, distorcerne le cause e motivazioni, negarne le conseguenze. Tutto ciò avviene per sottrarre la violenza contro le donne alle sanzioni etiche, giuridiche e giudiziali che invece colpiscono altre forme di violenza, per esonerare chi esegue materialmente la violenza e per lasciare le donne senza ragioni, senza parola, e senza gli strumenti per rimuovere tale violenza. Nel femminicidio c'è volontà, ci sono decisioni e ci sono responsabilità sociali e individuali. »

Il termine è stato poi ripreso da studi di diritto, sociologia, antropologia, criminologia ed è stato  utilizzato negli appelli internazionali lanciati, nel 1993, dalle madri delle ragazze scomparse (4.500) e delle ragazze (tra le 700 e 900)  uccise in quell’anno a Ciudad Juárez (Messico).

​Era l' 8 marzo del  1993 che, l’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan  affermava: "La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. Essa non conosce confini né geografia, cultura o ricchezza. Fintanto che continuerà, non potremo pretendere di aver compiuto dei reali progressi verso l' uguaglianza, lo sviluppo e la pace".

​Gli anni passano ed il problema rimane, il fenomeno subisce modifiche e si evolve con l’evolversi dei contesti sociali ed istituzionali in cui si inserisce, ma la violenza di genere continua a non essere combattuta efficacemente.

​L' 8 marzo 2011 Ban Ki-Mooon, attuale Segretario Generale dell' ONU, ribadisce: "Donne e bambine continuano a subire discriminazioni e violenze inaccettabili, spesso per mano del compagno o di parenti. In casa e a scuola, al lavoro e nella comunità, essere donna vuol dire troppo spesso essere vulnerabile”.

​Per combattere il fenomeno della violenza sulle donne si deve partire da un' analisi più profonda della società.

​Per arrivare ad un cambiamento nella società è necessario che la lotta alla violenza sulle donne acquisti una maggiore legittimità sociale, non solo a livello teorico ma anche a livello pratico quotidiano.

Spesso le violenze compiute sulle donne, specie se all' interno di relazioni familiari ed affettive, non sono prese in considerazione in quanto problema sociale, ma piuttosto viste come problema privato delle singole situazioni, entro le quali non è possibile entrare.

Nel 2006 il Dipartimento per le Pari Opportunità, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha attivato il numero di pubblica utilità 1522, attivo 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno, per l'emersione e il contrasto del fenomeno della violenza intra ed extra familiare a danno delle donne.

Il numero presenta un'accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo.

Dal  2009, con l’entrata in vigore della L.38 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori", il numero 1522 è utilizzato come azione di sostegno anche nei confronti delle vittime di stalking.

Un ulteriore strumento per il contrasto alla violenza contro le donne è stato messo a disposizione dalla Commissione Europa l’11 maggio 2011 con la “Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica” nota come “Convenzione di Istanbul”. 

La Convenzione ha l'obiettivo di:

  • proteggere le donne da ogni forma di violenza e prevenire, perseguire ed eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica;
  • contribuire ad eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne e promuovere la concreta parità tra i sessi;
  • predisporre un quadro globale di politiche e di misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le vittime di violenza contro le donne e di violenza domestica;
  • promuovere la cooperazione internazionale al fine di eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica;
  • sostenere e assistere le organizzazioni e le autorità incaricate dell'applicazione della legge in modo che possano collaborare efficacemente, al fine di adottare un approccio integrato per l'eliminazione della violenza contro le donne e la violenza domestica..

Il documento è  stato firmato da 32 paesi. Il primo paese a ratificare la Convenzione è la Turchia nel 2012.

Nel 2015 hanno ratificato: Albania, Portogallo, Montenegro, Moldavia, Bosnia-Erzegovina, Austria, Serbia, Andorra, Danimarca, Francia, Finlandia, Spagna, Svezia.

In Italia il documento è in vigore dal 1 agosto 2014.

Nonostante il numero verde e nonostante la Convenzione di Istanbul, le denunce per i casi di violenza sono ancora basse.

I numeri dei femminicidi negli ultimi 5 anni sono elevati:

2012  127 donne

2013  138 donne

2014  110 donne

2015  116 donne

2016  47 donne (primi 6 mesi)

 

È ora di dire basta! È ora di agire!

Concordiamo con le parole della Presidentessa della Camera Laura Boldrini quando afferma che "c’è un'escalation di violenza che non può essere considerata normalità e con la quale non possiamo convivere".

Siamo d’accordo con la ministra Maria Elena Boschi, che ha da poco la delega alle Pari Opportunità, sul fatto che serva un lavoro su più fronti, servano più finanziamenti per il contrasto alla violenza di genere e potenziamenti ai centri antiviolenza e delle case rifugio sul territorio nazionale.

 

Facciamo nostro il pensiero di Chimamanda Ngozi Adichie secondo cui “dobbiamo modificare gli insegnamenti per i nostri figli e le nostre figlie.”

Dobbiamo insegnare alle nostre figlie che non devono sminuire i loro successi, che possono avere dei riconoscimenti, anche economici, superiori a quelli del loro compagno/marito senza sentirsi “in colpa”. Che possono avere i muscoli senza sentirsi definire “poco femminili”.

Che godono di pari diritti e opportunità!

Dobbiamo insegnare ai nostri figli che i successi delle loro compagne/mogli non sminuiranno il loro “essere maschio”. Insegniamo loro che non devono essere sempre “duri e virili”, ma che possono mostrare le loro debolezze senza essere indicati come “femminucce”.

Che godono di pari diritti e opportunità!

Insegniamo loro, e cerchiamo di impararlo anche noi, che essere donna o essere uomo, non corrisponde ad una discriminazione ma ad una ricchezza che conduce ad una piena e sana evoluzione del vivere comune, che conduce ad un pieno riconoscimento e godimento di diritti ed opportunità e che pone definitivamente fine al femminicidio.

Castitatis Cingulum: Secondo appuntamento!

Castitatis Cingulum nasce a Firenze con “Florence for Women”, alla sua II edizione nel 2015, con il proposito di connettere impresa e sociale per promuovere progetti concreti contro ogni forma di violenza sulle donne e di genere.

F4W grazie all'Assessorato al Welfare e al Sindaco di Firenze D. Nardella, ha dato avvio alla prima start up in collaborazione stretta con Nosotras Onlus, per la campagna ExEx (EX Exciseuses) contro ogni forma di violenza, contro le mutilazioni genitali femminili (MGF).

Il progetto CASTITATIS CINGULUM è stato poi presentato al Senato della Repubblica lo scorso 3 febbraio in occasione della “Giornata mondiale contro le MGF” durante la quale Nosotras Onlus ha presentato la campagna di sensibilizzazione  collegata al progetto “Stop violenza sulle donne/Stop MGF/Castitatis Cingulum per ExEx”.

Il lavoro è proseguito ed ha visto il  prezioso sostegno di Es’Givien,  Luisa via Roma, nello start up in esclusiva, e il supporto del Comune di Firenze, con l’Assessore al Welfare Sara Funaro.

Il primo appuntamento si è svolto lo scorso 4 Maggio presso Moijejoue di Firenze. 

Eccoci ora al secondo appuntamento: 29 maggio 2016 con un'apertura straordinaria dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19 con  Rossella e Chiara di “Confezioni Montibeller”  Corso Ausugum, 48 a Borgo Valsugana (Tn).

Dalle ore 16.00 verrà offerto un aperitivo e Dj Set.  

"Il nostro negozio - ci racconta Rossella - è un punto di riferimento per chi, nella nostra zona, è alla ricerca di nuovi stili, nuove tendenze moda rigorosamente fatte in Italia. Vantiamo l'esperienza di una famiglia che dal commercio dei tessuti nel tempo ha saputo ricrearsi, passando dalle grandi marche per scoprire oggi stilisti emergenti con linee innovative e particolari, nei modelli come nei tessuti. Siamo sempre alla ricerca di artigiani della moda per proporre creatività e valore di ciò che si indossa.

Con tutta la passione che abbiamo dentro, guardiamo fuori, alle tendenze internazionali. Ma il made in Italy rimane la nostra religione. Per noi non è importante presentare una capo di una particolare marca ma proporre alla nostra clientela una selezione tra una vasta offerta di stili, identità, tendenze di quanto di meglio si riesce a trovare sul mercato, avvicinando studio e linee affermate a nuovi e originali proposte per il vestire di ogni occasione.

Un percorso di ricerca per scoprire il Made in Italy! Per essere l'espressione di quello stile italiano capace di fare la differenza”

Ed è sul terreno comune dello stile italiano che Nosotras Onlus e Confezioni Montibeller si incontrano e decidono di unire le forze per presentare  “Castitatis Cingulum” il primo progetto/oggetto che connette Made in Italy e sociale e unisce le “donne da tutto il mondo” offrendo,  ad ognuna di loro, una possibilità di riscatto per portare un contributo concreto a sostegno di tematiche importanti come la violenza, le Mutilazioni genitali femminili, contrasto ad ogni forma di discriminazione favorendo lo sviluppo, la formazione e il sostegno individuale, familiare e sociale.

Castitatis Cingulum - dal latino Cintura di Castità - nasce per veicolare, attraverso un oggetto, apparentemente frivolo come un anello, un messaggio intrinseco contro ogni forma di violenza.

Castitatis Cingulum, icona simbolica nell’immaginario collettivo di violenza e sottomissione della donna, viene ora ripreso e stravolto nell’uso e nel significato, diventando un anello, per uomo e per donna, che “è solo per amore” (come si intravede attraverso la fessura/cintura di castità intagliata nell’anello).

Un anello per noi donne

Un anello a sostegno della Campagna ExEx (Ex Excisseuses, ex mutilatrici) per dire stop alla "violenza alle donne", "stop alle MGF". Un iniziativa che ha preso vita alcuni mesi fa, grazie all'incontro con il mondo della moda. Grazie al marchio Es'Givien, Mauro Mancioppi e Venti5 sarà possibile contribuire alla campagna di contrasto del fenomeno delle MGF portata avanti da Nosotras Onlus. Una campagna che ha l'obiettivo di rendere le donne consapevoli e protagoniste della propria vita. Oltre 200 donne, tra Niger e Guinea, hanno abbandonato i coltelli da mutilatrici per iniziare una nuova vita. La Campagna ExEx mira a raccogliere fondi per il sostegno a distanza dei loro progetti di nuovo reddito. Perchè cambiare si può, con coraggio, con sensibilizzazione, formazione, sostegno.
Castitatis Cingulum è un anello ma anche un messaggio d'amore.
Luisa via Roma ha sostenuto il primo importante step nella promozione di Castitatis Cingulum, il 4 maggio sarà Moijejoue a raccogliere il testimone.
L’obiettivo dell'anello è far sapere che chi sceglie di indossarlo sta contribuendo a una doppia causa: valorizzare il made in Italy e sostenere progetti di Nosotras onlus contro ogni forma di violenza.
Quindi GRAZIE a tutti i protagonisti di questa storia e a tutti coloro che anche il 4 maggio saranno con noi a festeggiare, dalle 18 alle 21, in via Gioberti 70r.
Insieme possiamo dire NO alle MGF.

Castitatis Cingulum: Nuovo appuntamento

Lo scorso 3 febbraio presso il Senato della Repubblica in occasione della “Giornata mondiale contro le MGF” Nosotras Onlus ha presentato la campagna di sensibilizzazione  collegata al progetto “Stop violenza sulle donne/Stop MGF/Castitatis Cingulum per ExEx”.

Il lavoro è proseguito ed ha visto il  prezioso sostegno di Luisa via Roma, nello start up in esclusiva, e il supporto del Comune di Firenze, con l’Assessore al Welfare Sara Funaro.

La campagna di sensibilizzazione e l’impegno di Nosotras Onlus non si ferma ma prosegue su tutto il territorio nazionale partendo proprio da Firenze, città natale dell’associazione.

Il primo appuntamento da segnare in agenda è per Mercoledì 4 Maggio dalle 18.00 alle 21.00 presso Moijejoue, di Costanza Fontani, in via Gioberti 70/r.

Costanza Fontani, da sempre attenta alle nuove tendenze nel design e nella moda, viaggia spesso e utilizza i suoi viaggi per curiosare fra negozi, boutique, gallerie d’arte di mezzo mondo.

La sua passione non si arresta e dopo l’incontro con Nosotras Onlus decide di abbracciare ed accogliere, nel suo spazio tutto al femminile,  un progetto che ”va oltre”  e  che diffonde  una causa "bella e buona".

Nosotras Onlus e Costanza Felloni presenteranno “Castitatis Cingulum” il primo progetto/oggetto che connette Made in Italy e sociale e unisce le “donne da tutto il mondo” offrendo,  ad ognuna di loro, una possibilità di riscatto per portare un contributo concreto a sostegno di tematiche importanti come la violenza, le Mutilazioni genitali femminili, contrasto ad ogni forma di discriminazione favorendo lo sviluppo, la formazione e il sostegno individuale, familiare e sociale.

Castitatis Cingulum - dal latino Cintura di Castità - nasce per veicolare, attraverso un oggetto, apparentemente frivolo come un anello, un messaggio intrinseco contro ogni forma di violenza.

Castitatis Cingulum, icona simbolica nell’immaginario collettivo di violenza e sottomissione della donna, viene ora ripreso e stravolto nell’uso e nel significato, diventando un anello, per uomo e per donna, che “è solo per amore” (come si intravede attraverso la fessura/cintura di castità intagliata nell’anello).

 

Durante l’evento sarà offerto un aperitivo a tema: Profumi e sapori dell’Africa, del Medio Oriente che si ‘incontrano’ con i sapori mediterranei.

Costanza Felloni e Nosotras Onlus saranno liete di accogliervi e condividere questa serata con tutti colore che vorranno unirsi a loro.

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